domenica 21 dicembre 2008

I was born.

Tutto comincia il 1 giugno di tanti anni fa, in un ospedale in provincia di Roma.
La dottoressa che stava facendo partorire mia madre avrebbe dovuto finire il suo turno mezz'ora prima, ed era parecchio seccata. "Ma proprio mò si doveva far venire le doglie questa?"-avrà pensato. Appena vengo fuori, tutta coperta di sangue e residui di liquido amniotico, la dottoressa dalle gote scorbutiche mi prende fra le sue braccia grosse e mi strappa dal corpo caldo di mia madre, senza nemmeno lasciarle la possibilità di vedere me, la sua prima ed unica figlia appena nata. Allora io inizio ad urlare disperatamente, perchè per la prima volta in vita mia ho assistito ad un'ingiustizia. Ne seguiranno molte altre.
Comunque non credo che mia madre si sia mai ripresa da quel trauma. Lei mi aveva concepita, pensata, creata in mezzo alla sofferenza; aveva faticato, ed ecco che arriva un' altra donna qualunque, che mi prende e mi porta via scivolando leggera fra le corsie dell'ospedale.
Da allora ha sempre avuto paura che gli altri le avrebbero strappato la neonata dal seno. Da qui tutti i nostri problemi. Lei ha sempre cercato di tenermi stretta a sè, ed io ho sempre cercato di divincolarmi. E tutto per colpa della dottoressa che aveva soltanto voglia di tornare a casa presto.

In tutto ciò mio padre aspettava fuori, in silenzio. Ed ha continuato a farlo per tutta la vita. Si è sempre trattenuto in un imprecisato "fuori", mentre in un imprecisato "dentro" io e mia madre ci urlavamo addosso piangendo o ci abbracciavamo ridendo.
Mio padre è lì che aspetta, e mi guarda con quei suoi occhi azzurri che non mi ha voluto regalare.
Mio padre è li che fissa un immenso vuoto in cui sono capitata accidentalmente, come un'ombra sbiadita dal tempo e dalla tristezza.

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